CdF3: Il ruggito del mare

La scheda del Camino di Fisterre giorno #3: da Olveiroa a Muxia, 34 chilometri compiuti in circa 7 ore e mezzo di cammino. Percorso con continui saliscendi.
Difficoltà percepita per Abha: 7,5/10 – Difficoltà percepita per Andrea: 7/10 – Feeling per Abha: 8,5/10 – Feeling per Andrea: 8/10.

Le nostre impressioni: Un’altra tappa di fatica, la fatica del tanti giorni di cammino, dei tanti chilometri quotidiani, dei tanti chilometri macinati anche oggi. Ma l’arrivo al mare, dopo una giornata di pioggia atlantica, è impagabile. Godetevi l’arrivo al mare a piedi, sedete sulla prima spiaggia che incontrate a Muxia e lasciatevi travolgere dal tramonto al Monastero, quando le onde ruggiscono nel loro massimo spettacolo. 
Le spese: Pasti 60 (spettacolare cena da D’Alvaro, con pulpo flambé e temporada, una meravigliosa porzione di verdure di stagione – asparagi, funghi, castagne, noci – su un letto di insalata, qualche gamberetto e una capesanta a guarnire il tutto. Rapporto qualità/prezzo eccellente: cena per due a 38 euro e spicci, con vino rosso della casa sfiziosissimo) – Pernotto 35 (la stanza più bella incontrata in tutto il Cammino è all’Albergue Mare Muxia: grazie al mitico Peppe, che parla anche un fluente italiano, siamo stati accolti come meglio non potevamo desiderare in una camera privata super fornita, pulita e curata. Affidatevi a Peppe e ai suoi consigli, premurosi ed efficaci).


Finalmente terra, anzi no: acqua. Finalmente il mare.


Dopo 30 giorni di Cammino sulla terra, superando ogni giorno difficoltà, mali di qua e mali di là, resistenze, prove e resilienze, tutto si è sciolto nella visione del mare. Quel mare agognato che rappresenta la fine e il nuovo inizio; arrivo e ritorno.


Ma guardate, non è facile spiegarlo: questo non è un mare qualsiasi. È il mare che sogni di notte, che ti raccontavano da bambino in storie d’imprese e di tempeste, è il mare dei dipinti romantici, quello che ti muove dentro. Li avevo già affrontati tutti gli Oceani, e più volte in paesi diversi, eppure il mare qui a Muxia è indescrivibile. Potente come Poseidone, terrificante come lo era nel Quattrocento, prima che qualche pazzo si staccasse da queste coste per dimostrare a se stesso di non avere paura: e che oltre c’era qualcosa ancora. 

È il mare della Costa della Morte, come si chiama questo lembo di Spagna affacciata sull’Atlantico: perché cavalcarlo sembra impossibile solo a vederlo, e in troppi sono andati a picco tra le sue onde nere e grigie, che spruzzano la loro spuma accecante su una miriade d’invisibili scogli.


Questo mare ancestrale ci ha accolto proprio così, con le sue onde enormi già quasi in tempesta, più tremende e maestose che in Australia o in California. Delle onde che ti incollano lo sguardo e ti fanno sentire nello stomaco la loro potenza. Un suono che è un ruggito, poi più sotto striscia un brontolio e tutt’intorno ti stordisce un silenzio enorme. 


Tra le tante foto stupendamente scattate anche oggi da Andrea, ce n’è una che descrive in profondità queste emozioni: è una “spin pic”, l’immagine in movimento da lui coniata, e in questo caso al centro c’è un faro, intorno gli scogli, di fronte il mare grosso. Il fuoco però, se vedete bene, è su una figura piccolissima. Un uomo, forse una donna, non lo so, non importa. Perché quello o quella sono io, sei tu, è lui o lei, siamo tutti noi: di fronte alle nostre paure, al nostro arrestarci, al nostro contemplare, al nostro sentirci nulla di fronte alla potenza di ciò che la natura sa esprimere semplicemente uguale a se stessa da sempre. 


L’uomo e il tutto, sottotitolerei quella foto, ciò che ci sentiamo in questo momento noi due di fronte a questo mare. Che non può essere raccontato ma solo camminato, fino a lui.

Comments 1

  1. Impressionante l’immagine spin pic e quell’idea incredibilmente vera e suggestiva dell’uomo piccolo e solo di fronte all’immensità 😘🤗😍

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