L’incrocio della vita

Cammino Primitivo, giorno #8

Da As Seixas a O Pedrouzo

Km: 50

Difficoltà: 9/10

Bellezza: 8/10

Le spese: bibita di prima mattina: 1 euro + pranzo a ristorante di Ribadeiro: 23 euro + Albergue Edreira: 12 euro. Totale = 36 euro

Le mie dritte:

Grazie allo straordinario incontro con un ricercatore/camminatore imparo che…

1. Meglio camminare molto lentamente (al passo degli alpini, dice lui), ancor più di quanto immagini, se vuoi camminare tanto e arrivare lontano senza problemi ai piedi;

2. A volte può aiutare levare le suolette dalle scarpe per cambiare i punti di appoggio;

3. Se hai male ai piedi, è una buona tecnica fermarsi 3/4 minuti ogni ora;

Inoltre…

4. L’Albegue Edreira è eccellente: pulitissimo, equipaggiato è aperto fino alle 23. È quello dove trovi posto all’orario più tardi possibile.

Giornata epica, infinita, lunga intere giornate.

Dopo una notte di grande pace nell’Albergue solitario di As Seixas, il colore dorato di un’alba sferzata dal vento mi accoglie sulla strada: con 66 chilometri a Santiago.

Saluto Orazio, il mio nuovo amico di un giorno, mi metto in cammino su un sentiero che svetta presto su una lucente altura panoramica. Dopo 4 ore sono a Melide, il luogo delle sliding doors, del ritorno al futuro: il Cammino Francese del passato si interconnette al Primitivo del presente, verso una via futura che sono pronta a percorrere.

Ritrovo Orazio proprio lì, al bar del crocevia: ci facciamo una foto insieme mentre il flusso molto più copioso dei pellegrini del tracciato maggiore si riversa con la foga degli ultimi chilometri davanti a noi, elitari camminatori del Primitivo.

Nessuna paura però, nessun effetto speciale dal passato: ricalcare quel percorso già compiuto produce ora un effetto del tutto diverso. Perché sono diversa io, e perché ciò che incontri sulla via cambia sempre.

Un’energia straordinaria si propaga in me osservando questa nuova forza guadagnata all’incrocio della vita. E così macino chilometri come non mai. In un’euforia che sa di bellezza personale, di grande dono maturato nel lungo viaggio.

Arrivo alle tre del pomeriggio non so dove, super affamata. E visto che ho deciso di percorrere quest’avventura in rigoroso stile-pellegrino, senza pranzi/cene fuori, senza stravizi turistici, nella pura semplicità di piccole spese ai market di paese, decido ora di festeggiare. Mi siedo al ristorante, ordino una caña, i pimientos del padrón, il pulpo gallego. E chi s’è visto, s’è visto.

Tra una rondella di polpo e l’altra, comincio a sbobinare numeri sulla tovaglietta di carta: mi rendo conto che supererò i 1000 chilometri e che la media sta salendo ancora: sono a quasi 34 al giorno contro i 28 abbondanti dello scorso anno.

Mi rimetto in marcia, ma ben presto mi viene una sete insopportabile. Troppo salati i famosi peperoni verdi fritti. Al primo bar mi butto dentro, ed è un posto famoso questo, dove le protagoniste sono le migliaia di bottiglie di cerveza installate ovunque, a farti venire ancora più sete.

Seduto al tavolo c’è un ragazzo dalla testa piena di ricci, atletico e rilassato, che appena passo mi saluta in italiano con accento toscano.

Compiamo insieme un viaggio meraviglioso e incredibile: di tante storie ascoltate finora, la sua è il regalo per Santiago. È un ricercatore con laurea in medicina e guida escursionistica, che viaggia su tutti i Cammini spagnoli da più di un anno ininterrottamente e in incognito, come tester di un programma scientifico che registra le relazioni tra movimento, vari tipi di diete e salute, monitorate attraverso analisi compiute costantemente. È una ricerca preziosa e per questo riservata, ma intanto camminandogli affianco imparo un sacco di cose, prima che arrivi l’indomani quando si dirotterà sul Cammino Portoghese. E io verso la fine della terra.

Così mi dimentico del piedino destro e dei chilometri, che a fine giornata sono più di cinquanta. Arriviamo a O Pedrouzo quasi alle undici di sera, agguantiamo gli ultimi due letti disponibili anche se per un istante ci siamo guardati con lo sguardo di chi era pronto a fare l’impresa: camminare altre 4 ore e arrivare a Santiago di notte.

Eggià, perché all’incrocio della vita la decisione che prevedevi ti viene sempre felicemente smentita.

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