MA PRIMA COSA, TORNO A CASA

La Lunga Marcia del Cammino nelle Terre Mutate

Tappa #13 e #14

Da Mascioni a Collebrincioni, da Collebrincioni all’Aquila

Km 26 + km 12

Difficoltà: 9/10 + 5/10

Bellezza: 9,5/10 + 8,5/10

Casa: tornare a casa. Era da quando ho vissuto in Francia che non ho desiderato così tanto mettere i piedi dentro casa.

A quel tempo, erano 21 anni fa, mi mancava il contatto con Roma però.

Stavolta invece il mio desiderio ardente era di tornare a casa, casa mia: il posto dove mentre scrivo mi trovo, la casa che ho scelto come luogo dei miei ritorni.

Casa, a casa. Non ho fatto altro che ripetermelo guidando fino qui. E che gioia infinita riconoscere questa casa come casa.

Ora capisco e sento più profondamente quello che la gente lungo le 14 tappe del Cammino nelle Terre Mutate mi ha raccontato: il richiamo di quell’odore familiare tra le mura, di quel chiudere la porta alle tue spalle e tirare un sospiro, di poter lanciare la maglia da una parte, le scarpe dall’altra, tanto sei a casa tua. Di quello sprofondare nel tuo divano, e stare lì al sicuro, al punto di addormentarti.

Avevo tutti altri piani da domani in poi. Un’altra partenza, un’altra vita. E invece resto qui, a casa per un po’. Non so per quanto, ma resto.

Dopo l’epilogo all’Aquila, dopo la festa stupenda a Collebrincioni di sabato sera, a fine di una tappa di sfrontata bellezza, l’ennesima. Il penultimo tassello del Cammino nelle Terre Mutate inizia dalla Locanda Mausonium gestita con generosità da Domenico Mino Carissimi, e termina tra la folla di duecento “Culliringiunitti” su trecento abitanti di Collebrincioni, mobilitati dal Circolo Arci e dall’Associazione ASBUC, che si fanno trovare pronti ad accogliere la Lunga Marcia con una grande festa al campo sportivo allestito a sagra.

Angelo, Lucio, Gianfranco, Nunzio, Danilo, Nando, Fabrizio, Paolo e Alessandro, gli animatori della serata che sancisce la fine della fatica prima della passeggiata finale sugli Champs Elysées terremotati dell’Aquila, tutti mi hanno detto questo:

“Per noi che ci venite a trovare è una festa che aspettiamo tutto l’anno”.

E si è visto, si è sentito. Per come ci hanno accolto, con canti e balli intonati da Luca, Francesco e Davide, i musicisti di qui, e piatti sfornati a ciclo continuo fino all’una di notte. Come a un matrimonio, il matrimonio di Collebrincioni con la Lunga Marcia.

Facciamolo accadere più spesso questo matrimonio. Dove le donne si fanno belle per la festa con Loretta, la nostra parrucchiera-camminatrice di Rimini, che si è messa a girare trecce sulle capocce di tutte noi. E con gli uomini che giocano a pallone, tra una portata e l’altra.

Poi stamattina, la discesa all’Aquila. L’accoglienza degli sbandieratori del Gruppo Storico, la sfilata del nostro gruppo per tutto il centro dietro lo striscione, al ritmo dello slogan “ricostruire ora case e comunità” guidati dal nostro spartaco Antonio Marchi, infine l’arrivo alla Basilica di Collemaggio, splendente di nuovo.

La rinascita c’è, la rinascita ha la serenità dell’abbraccio con Licia Galizia, che ritrovo all’Aquila dopo così tanto tempo.

Ora è tempo di festa anche a Casematte, con il gruppo guidato dall’organetto di Tiberio a farci ballare di nuovo al ritmo del passo popolare.

Tutto è compiuto, anche se è solo l’inizio. Dell’avventura di testimone delle Terre Mutate, una promessa espressa nel titolo ricevuto di Partigiana della Terra, per me come per i miei compagni.

Un nuovo inizio è sempre dietro l’angolo. Ma prima cosa, torno a casa.

www.ilmondodiabha.it

(il racconto completo presto su #movimentotellurico e #lafreccia. Con approfondimenti su #lonelyplanetitalia)

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