DUE FRATI, UN SENSO

Da Leonessa a La Foresta
(Tappe 4/5 di 16)
Km 30 (14+16)
Difficoltà 8/10 + 7/10
Bellezza: 10/10 + 8,5/10
Metti una colazione con un frate. Ma non un frate per dire: un frate vero.
L’appuntamento è dopo la preghiera dell’alba, presso il Convento dei Frati Minori Cappuccini di Leonessa.
Arrivo in un posto bellissimo, di antica pietra. Mi apre un uomo di solida fattura, occhi azzurri brillanti e lunga idiomatica barba. È Padre Orazio, il camminatore, il frate dei pellegrinaggi capace di qualche bella sgroppata tipo 46 km da qui a Norcia, da fare in giornata. Un frate poeta, che scrive libri e favole, soprattutto un frate del nostro tempo, imprenditore a vent’anni e fidanzato fino si trenta, al momento della vocazione.
Mangiamo pan pepato, poesie e leccornie portate dalla provvidenza, che bussa a questa porta alla giusta frequenza. Il tempo di finire il suo tè speciale per pellegrini, con cacao, miele e cannella, che corro fino al Corso San Giuseppe a dare un bacio a Cristina e Sandro, in tabaccheria.
Poi via, inizia la tappa, che in molti considerano la più bella del Cammino. La statale sotto Leonessa che mi accompagna ai piedi del sentiero è una lingua d’asfalto deserta, nella conca d’un verde bruciato dall’inverno che pettina la Vallonina. La percorro da sola, neanche un’auto in quattro chilometri, e mi gongolo nel controcantare “Un gran bel film” di Vasco, in testa a una lunga playlist preventivamente scaricata, giacché per le prossime quattro ore sarò disconnessa dal mondo. Godo del piacere di camminare in mezzo alla strada sotto il sole, di sputare in santa pace quando mi va, di zigzagare rodando pian piano i polpacci fino alla svolta a destra, dove a salire si comincia sul serio.
M’immergo in una faggeta parabolica, con il sentiero che si perde tra le foglie. Pattinare in questa coltre sfrigolante fino alle ginocchia è divertente, ma insidioso: è facile inciampare in rami spezzati o su pietre nascoste, ma anche affondare improvvisamente nella neve e nel fango.
Già, la neve: la stagione del Cammino di San Benedetto, lo sapevo, è appena iniziata e così mi godo il bello sconfinato dello spazio aperto, sotto il riparo però di Santa Prudenza.
Di questa traversata verso il punto più alto di tutto il Cammino mi restano molte immagini che non ho potuto fotografare. Come quel capriolo che mi sgomma improvvisamente davanti, i cavalli sferzati dal vento in lontananza sullo sfondo dei Prati di Santa Maria e i richiami intraducibili di uccelli misteriosi.
Ma c’è un momento in cui Padre Orazio sbuca
fuori dallo zaino, con i suoi doni: mi aveva lasciato andare con una porzione di amato pan pepato e di pan ciallo (proprio così: con la ci), preparato dalla pasticceria Battilocchi conosciuta ieri, quella della cara Sandra. Con loro, tiro fuori dalla tasca superiore anche il suo libro di poesie, ne apro una a caso chiudendo gli occhi, che dice:
“Cielo azzurro…lascia oggi in me il desiderio profondo di vedere intriso il volto caro di chi mi è stato amore…”.
Penso che oggi è il compleanno di papà, ringrazio Padre Orazio per le sue parole, e scarto il pan ciallo in onore di mio padre. E mentre i piedi prendono aria per prevenire gli acciacchi da Cammino, giro il dolcetto per leggerne il fondo, e con stupore mi ritrovo di fronte a questa esatta data di scadenza: 28 marzo 2019.
Il tuo dolce, caro Padre, è proprio stato fatto per essere mangiato oggi, per mio padre.
Con la gioia accesa nel cuore, ascendo alla cima. Giunta al cippo dei 1510 metri, scavallo in una discesa diagonale, intraversandomi in un sentiero diffuso tutt’intorno, dove puoi scegliere la tua via tenendo d’occhio le bi crociate di giallo; e a ogni corteccia verniciata lodo Simone Frignani.
Il cellulare si riprende giusto in tempo per chiamare Fra’ Renzo e annunciare la mia visita al sottostante Convento di San Giacomo Apostolo, Poggio Bustone mi accoglie con il motto fondamentale nel suo grande piazzale. 
“Pace e bene”: ed ecco che il quadro di una giornata stupenda trova il suo punto luce più speciale.
Questo frate, nella cui chiarezza di voce e di sguardo mi spando in pochi istanti, racconta come mai da nessuno ho sentito dire il senso del Cammino, di tutti i cammini:
“fratello pellegrino che ti metti in cammino, vorrei suggerirti alcune cose. Prima che con i piedi, cammina con il cuore. Ringrazia Dio per le bellezze del creato…e come san Francesco, assapora il silenzio…prega il Signore per il dono della vita…rispetta le creature che incontri…condividi con gli altri ciò che hai, ma soprattutto ciò che sei…quando sei accolto non pretendere, ma ringrazia con un sorriso. E che la pace nutra la tua vita di ogni giorno… buon cammino”.
Questo il messaggio che ho potuto raccogliere da lui per trasmetterlo a voi. Ma il resto, il resto della sua vicinanza, del pranzo onesto che mi ha offerto, il resto delle sue mani e dei suoi occhi, è un’eredità personale, una tappa che non si può accelerare, né riferire. C’e solo da venire qui, al centro del grande piazzale: dove il Cammino di Benedetto si incrocia a quello di Francesco.
www.ilmondodiabha.it
www.ilcamminodibenedetto.it
#donneincammino
…e presto su www.lonelyplanetitalia.it

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