

Poi via, inizia la tappa, che in molti considerano la più bella del Cammino. La statale sotto Leonessa che mi accompagna ai piedi del sentiero è una lingua d’asfalto deserta, nella conca d’un verde bruciato dall’inverno che pettina la Vallonina. La percorro da sola, neanche un’auto in quattro chilometri, e mi gongolo nel controcantare “Un gran bel film” di Vasco, in testa a una lunga playlist preventivamente scaricata, giacché per le prossime quattro ore sarò disconnessa dal mondo. Godo del piacere di camminare in mezzo alla strada sotto il sole, di sputare in santa pace quando mi va, di zigzagare rodando pian piano i polpacci fino alla svolta a destra, dove a salire si comincia sul serio.
M’immergo in una faggeta parabolica, con il sentiero che si perde tra le foglie. Pattinare in questa coltre sfrigolante fino alle ginocchia è divertente, ma insidioso: è facile inciampare in rami spezzati o su pietre nascoste, ma anche affondare improvvisamente nella neve e nel fango.
Già, la neve: la stagione del Cammino di San Benedetto, lo sapevo, è appena iniziata e così mi godo il bello sconfinato dello spazio aperto, sotto il riparo però di Santa Prudenza.
Di questa traversata verso il punto più alto di tutto il Cammino mi restano molte immagini che non ho potuto fotografare. Come quel capriolo che mi sgomma improvvisamente davanti, i cavalli sferzati dal vento in lontananza sullo sfondo dei Prati di Santa Maria e i richiami intraducibili di uccelli misteriosi.
Ma c’è un momento in cui Padre Orazio sbuca
Penso che oggi è il compleanno di papà, ringrazio Padre Orazio per le sue parole, e scarto il pan ciallo in onore di mio padre. E mentre i piedi prendono aria per prevenire gli acciacchi da Cammino, giro il dolcetto per leggerne il fondo, e con stupore mi ritrovo di fronte a questa esatta data di scadenza: 28 marzo 2019.
Con la gioia accesa nel cuore, ascendo alla cima. Giunta al cippo dei 1510 metri, scavallo in una discesa diagonale, intraversandomi in un sentiero diffuso tutt’intorno, dove puoi scegliere la tua via tenendo d’occhio le bi crociate di giallo; e a ogni corteccia verniciata lodo Simone Frignani.
Il cellulare si riprende giusto in tempo per chiamare Fra’ Renzo e annunciare la mia visita al sottostante Convento di San Giacomo Apostolo, Poggio Bustone mi accoglie con il motto fondamentale nel suo grande piazzale. 
