LA SAGGEZZA DELLA NATURA

Italia Coast to Coast

Tappa 13

da Il Vignolo a Onano

Km 35

Auguro a tutti un amore così. Un amore che naturalmente non è a costo zero, ma che si è fatto bello proprio per questo, conquistato e poi radicato in 25 anni di potente vita insieme.

Il posto dove ha messo radici questo fiore si chiama il Vignolo, ed è da qui che sono partita, un paio di curve prima di ritrovare il Lazio.

Vittorio di anni ne ha settantanove, è un uomo dalla barba bianca. “Ce l’ho da così tanto che manco mi ricordo da quanto. Dicono che senza assomiglio un po’ a Bonolis…”, e immaginarlo paolesco mi diverte parecchio.

Cristina ne ha tredici in meno, insieme si sono conosciuti nel 1993 condividendo una battaglia ecologista a Cerveteri, dietro casa mia insomma. Vengono da Roma entrambi, ma dal 1990 Vittorio ha scelto l’ultimo lembo di Umbria: questa campagna è il suo ufficio, per studiare le leggi della natura e metterle a disposizione degli uomini di città.

“Vittorio è un guerriero, ma buono”, mi spiega la sua sposa. Lo si capisce dal primo sguardo, anzi dalla voce che mi ha raggiunta al telefono, prima di arrivare: sorridente, in pace con la vita. E il marito ricambia, facendomi una confidenza: “Ho avuto quattro mogli, ma solo con lei ho superato i dieci anni insieme”.

Arrivano a un certo punto Lorena con la figlioletta di appena un anno Asia, poi Silvia, un po’ acciaccata dall’influenza. Sono due ragazze stupende le figlie di Cristina, gentilissime, sorridenti e in pace anche loro.

Non è stato scontato il mio arrivo quassù dall’uomo saggio: ce l’ho fatta a contatto io stessa con la saggezza della natura. A quattro chilometri dal Vignolo, accade un imprevisto mai accaduto, resto col telefono scarico. Qualche minuto prima mi accorgo di un improvviso calo di batteria, e il power bank era già esaurito. Con il cellulare rimbambito dall’1%, dilatando quei secondi disponibili con ampi respiri, metto in modalità aerea e sfoglio il PDF della guida: imparo le indicazioni a memoria, le ripeto qualche volta, le verifico, poi in effetti il cellulare si spenge. Quattrocento metri diventano cinquecento lunghi passi, la strada sterrata un’indicazione da non mancare, i miei sensi si predispongono aguzzi e rilassati mentre ripercorro mentalmente le indicazioni di un percorso che non è segnalato. Infine la casa a sinistra prima del Vignolo diventa una conferma: busso ad Alvaro, che con i suoi colleghi contadini sta vedendo il quiz della sera. Mi rassicura che la casa di Vittorio è la prossima, “un po’ imboscata”, a meno di un chilometro sulla destra. Conto i passi e ci sono, che soddisfazione arrivarci con il GPS mentale, con il radar oculare, in contatto con i piedi! La lezione è anche quella della carta e della penna: se avessi avuto un taccuino avrei fatto meglio ad appuntare le indicazioni, invece di rischiare di l’amnesia. Il cartaceo vince in generale: al prossimo giro di sicuro mi porto la guida nella tasca dello zaino, invece che nel folder dell’iPhone.

Lezione di fiducia comunque nell’istinto animale, e grande fiducia nel cammino.

Dopo aver ammirato alcuni alberi sensazionali, ecco il cancello bianco che porta a questo nuovo incontro: i quindici gatti di casa mi salutano spensierati, come Cristina, raggiante la sera come la mattina.

Mi sistemano in un bell’appartamento al piano di sopra di questa casa che porta il toponimo d’un luogo dove si coltivava la vigna, presente in una carta francese sin dal Cinquecento. La stufa calda favorisce una piacevole doccia e poi andiamo a tavola, tutti insieme in famiglia.

La cosa che più mi colpisce di questa serata è che l’amore tra Vittorio e Cristina si rispecchia nell’amore che le due figlie di lei, le belle Lorena e Silvia, restituiscono loro: Cristina mi confida che sì, le ragazze lo amano da padre, e infatti anche loro ne parlano come l’uomo più buono del mondo. “Ma pur sempre un guerriero, un guerriero giusto però”, ribadisce, “che ha dedicato la vita a battaglie per quel futuro che oggi ha gli occhi di Asia”.

Stamattina mi sveglio con frittata e insalata, sto prendendo l’abitudine di chiedere ai miei generosi ospiti di mangiar più leggero a cena e avanzare qualcosa per la colazione salata. Fatto il pieno di energie, Cristina mi mostra la fattoria: imparo un sacco di cose sugli asini, che sono animali intelligenti e dal carattere tosto, vado a trovare Margherita e Camilla, le pecorelle smarrite e adottate ormai da anni. La prima trovatella è stata Camilla, salvata da Lorena sul ciglio della strada perché, mi spiega la madre “le pecore partoriscono dove capita, a volte i cuccioli cadono così, plof!, abbandonati sulla strada.” Quella pallina di pelo bianco è cresciuta con i cani di casa. Pensava di essere di razza canina anche lei, e infatti saltava sul divano come i suoi amici, ma a tutti gli effetti lo faceva da pecora: con le quattro zampe tutte insieme!

Conosco anche Bianca, la loro stupenda maremmana, imparo tanto anche su questi animali che spesso spaventano i camminatori: “sono programmati per difendere le pecore”, così non oso nemmeno provare ad accarezzare le due di fronte a me. Dopo un po’ Bianca si leva la maschera da dura, facciamo amicizia e vado a salutare anche le quaranta galline, più in là ci sono pure le oche. Una bella fattoria, immersa in quattro ettari di terreno, “ora ne compreremo altri due e mezzo per sottrarli alla coltivazione intensiva dei noccioli“. Un’altra delle battaglie di Vittorio e Cristina, che è dovuta correre in ospedale tempo fa per una paresi improvvisa del volto: colpa di un’ondata di pesticidi spruzzati in maniera massiva nei paraggi di qui.

Da questa casa di pietra antica, Vittorio studia la saggezza della natura anche per noi, e non smetterei di ascoltare le storie delle sue battaglie oneste. Ci salutiamo che sono quasi le 11, mi aspetta una tappa lunga ma agile, che comincia in mezzo ai campi e poi va giù sino al lago di Bolsena.

Ogni volta che appare un grande lago tra gli alberi è sempre un tuffo al cuore: un po’ come il mare avvistato la prima volta, sulla rotta Finisterre. Attraverso l’antica cittadina la cui antica storia risale a 2200 anni fa, la giro in senso inverso rispetto a tanti pellegrini, stavolta sì che sono numerosi. Fanno la via Francigena, sono tutti stranieri e mi guardano perplessi procedere per moto contrario.

Proseguo per altri ventitré chilometri, osservando la natura con uno sguardo più approfondito. Gli aculei lasciati da un’istrice sono più grossi che mai, c’è un gatto che mi si rotola tra i piedi e ricorda il dolce Lennie, in un campo di papaveri le rondini invadono l’aria con gioia irresistibile, lungo i sentieri i fiori e le foglie sono così rigogliose che non capisci più se devi passare aldisopra o aldisotto delle frasche.

Già intanto mi chiama Bruno, brioso e squillante, approderò in una sconosciuta cittadina dove abita con la moglie Alfredina e il piccolo Alex: a Bolsena il fruttivendolo mi ha detto che è famosa per le patate. Ma sono certa che scoprirò da sola le ragioni per cui Simone Frignani è arrivato ad Onano.

Italia Coast to Coast

Tutta la storia su www.ilmondodiabha.it #ragazzeingamba #retenazionaledonneincammino #italiacoast2coast

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