DONNE IN CAMMINO

Da Mandela all’Eremo di San Biagio

(Tappa 10 di 16)

Km 32

Bellezza: 9/10

Difficoltà: 8/10

Stamattina due donne in cammino:

con me c’e Marzia che è nata da queste parti e cresciuta arrampicandosi sulle montagne o gli sci ai piedi, con babbo e mamma a dare il buon esempio.

Dopo l’immersione nell’eremo di San Benedetto a Vicovaro, dopo averne odorato la roccia umida affrescata dal dipinto che testimonia il miracolo del mancato avvelenamento del Santo, iniziamo il nostro cammino nella Valle dell’Aniene, che per 30 km sarà fiancheggiato dalle verdi acque del fiume. Il sentiero pure è d’un verde rigoglioso, quasi tropicale, di quel colore brillante che stordisce la vista.

Marzia porta con sé uno zaino pesante: in spalla martello e cesoie, chiodi, cartelli, adesivi. Ne approfitta per fare mezza tappa con me e ripassare la segnaletica.

Già, perché il Cammino di San Benedetto è mantenuto da chi lo ama. E molti degli Amici del Cammino – gli stessi hospitaleros che mi hanno accolto per la notte – se ne prendono cura personalmente.

Marzia lo verifica più volte l’anno. Taglia i rovi, spunta le frasche che pendono in mezzo al sentiero con la dedizione con cui pulisce il giardino di casa. La vedo piantare chiodi e verificare uno a uno gli adesivi sui pali o sui guard rail con la stessa grazia con cui le ho visto prepararmi la colazione o creare ciondoli e orecchini ispirati al logo del Cammino, sellare o spedire credenziali dal suo angolino di raccoglimento, appartato nel suo B&B. E così dinanzi agli acquitrini immediatamente prima di Agosta s’impensierisce, vuole trovare una soluzione quasi che gli si sia allagata casa.

La mora e la bionda in cammino si separano al primo bar sulla strada con una birra e qualche chips condivisa, così riprendo la mia marcia solitaria. E accelero il passo.

Fluisco rapida accanto all’Aniene, l’acqua che scorre ispira una camminata potente e leggera. Poi all’improvviso gli occhi si riempiono a sinistra, la vista interamente occupata dal massiccio di Subiaco e i suoi eremi inerpicati ovunque. Ma la meta è ancora lunga a venire, dovrò raggiungere l’ultimo cocuzzolo dell’Eremo di San Biagio.

Ma l’ascesa è potente come la discesa a Poggio Bustone.

Dall’alto, mentre il tramonto tinge Subiaco con il suo quotidiano miracolo cromatico, la forza di questa rocca popolata dagli eremi benedettini mi si scaraventa addosso, inaspettata. Ne resto tramortita per un po’, e faccio mio l’invito al silenzio che tanto spesso ho raccolto da queste parti.

L’ascesa a San Biagio, con gli ultimi 300 metri verticali nel bosco mi conducono a una tavola semplice ma generosa, dove le “suore della gioia” sono lì ad aspettarmi per cena.

Le sorelle Georgette, Anna, Vilma, Monica e Maria Pia vengono da posti lontanissimi tra loro ma sono accomunate dalla stessa sintonia con madre natura, con gli animali, e i visitatori: pellegrini, scout o altri fa lo stesso. Sono salesiane e danzano sorridenti tra la leggerezza dello stare insieme e la serietà di una vita di preghiere.

Da loro puoi stare una notte come diverse settimane con la sola formula donativa, e sin dalla prima sera sei invitato a darti da fare. In cucina come in casa, così da sentirti subito parte della famiglia.

La loro facilità di essere a contatto con chi viene in visita ha reso questo posto dello spirito uno dei più amati lungo la striscia di terra del Cammino di San Benedetto.

In fondo anche tutte loro, le cinque sorelle, sono donne in cammino. E solo all’apparenza sembriamo così diverse.

P.S. questo racconto è dedicato alla @rete nazionale Donne in Cammino che vuole dare voce, visibilità e coraggio a tutte noi, donne in cammino verso la “migliore versione di noi stesse, verso la versione migliore di un mondo da abbracciare con il nostro sguardo vivificante e pieno di amore”. Un progetto che ho conosciuto grazie a Ilaria Canali e promosso da tante camminatrici straordinarie.

www.ilmondodiabha.it

www.camminodisanbenedetto.it

…e presto su www.lonelyplanetitalia.it

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